Ha ancora senso fotografare nell’epoca dell’AI generativa?

Nell’occasione del World Photography Day 2025 vogliamo provare a ragionare su un tema di strettissima attualità che riguarda la fotografia ed il fotografare in generale. Negli ultimi anni, l’AI generativa ha reso possibile creare immagini fotorealistiche senza la presenza di un soggetto, senza apparecchiature fotografiche e senza set. Il fenomeno, pur recente, è già pervasivo: dal design commerciale alla pubblicità, dall’editoria alle piattaforme social, l’immagine “sintetica” sta acquisendo visibilità e legittimità. In questo contesto, la domanda sorge spontanea: ha ancora senso scattare fotografie reali?

1. La fotografia come atto di registrazione del reale

Una fotografia è, nella sua definizione più essenziale, un tracciato visivo di un evento reale: radiazione elettromagnetica catturata da un sensore o da una pellicola, filtrata attraverso un sistema ottico, registrata in un momento specifico e in un luogo specifico. Questa relazione causale tra soggetto, luce e supporto è ciò che le conferisce valore documentale. Un’immagine generata da AI, per quanto accurata, non ha un legame diretto con la realtà: è il risultato di un processo statistico che ricombina informazioni provenienti da un dataset. La distinzione non è puramente tecnica, ma ontologica: una foto testimonia, un’immagine AI interpreta.

2. Valore epistemico e fiducia

La fotografia è utilizzata in contesti in cui la verificabilità è cruciale: giornalismo, scienza, ambito forense, archeologia, cronaca storica etc.. In tali ambiti, il legame con un evento concreto è imprescindibile. Per fare un esempio, nell’ambito scientifico l’immagine reale è insostituibile perché:

  • I dati visivi, spesso multibanda, sono parte della misura scientifica
  • L’AI può simulare, ma non catturare dati fisici reali.
  • Le variazioni fotometriche o spettrali, fondamentali per l’analisi, derivano da fenomeni reali non replicabili statisticamente in tutti i dettagli.

Analogamente, per fare un altro esempio, nel fotogiornalismo e nella cronaca, l’immagine reale:

  • È testimonianza diretta di un fatto accaduto.
  • L’AI può generare una scena “verosimile” ma non garantire la corrispondenza con la realtà.
  • In ambito etico e legale, la manipolazione o sostituzione di foto reali mina la fiducia nella fonte e senza meccanismi di tracciabilità e certificazione, le immagini AI, che sono per natura prive di legame causale con eventi reali, non possono svolgere la stessa funzione senza ambiguità e non possono assumere lo stesso peso probatorio.
  • La fotografia reale, essendo supportata da metadati e protocolli di autenticità, diventa perciò un presidio di fiducia.

3. Estetica e materialità della luce

La luce reale interagisce con le superfici secondo leggi fisiche (riflessione, rifrazione, scattering), generando microvariazioni di colore, contrasto e pattern che sono funzione di materiali, geometria ed atmosfera difficilmente riproducibili in modo perfettamente fedele da modelli generativi che replicano queste interazioni in modo plausibile, non calcolandole a partire da un’osservazione diretta in tempo reale, ma generando solo una somiglianza. Nello scatto reale, il fotografo controlla o sfrutta questa complessità sul momento, operando scelte tecniche e creative che nascono dall’interazione concreta con la luce. Fotografare resta un atto creativo irripetibile e fisicamente situato.

4. Il processo come parte dell’opera. Fotografare non è solo produrre un’immagine, ma vivere un’esperienza

Nel ritratto fotografico, per esempio, l’immagine non è mai la semplice registrazione di un volto, ma la traccia di un’interazione. Il soggetto non è un oggetto passivo di osservazione, ma un partecipante attivo nel processo. Il modo in cui guarda in camera, la tensione o il rilassamento del corpo, la disposizione a mostrarsi o a nascondersi: tutti questi elementi non preesistono allo scatto, ma emergono dalla relazione — esplicita o implicita — con chi fotografa. Se in ambito professionale modelle e modelli sono avvezzi a riprodurre su richiesta espressioni e stati d’animo in maniera molto credibile seguendo le direttive del fotografo è nel ritrattoalla gente comune che la complessità e la difficoltà dell’interazione si manifestano in maniera evidente. Uno sguardo attento percepisce lo stato d’animo della modella o del modello, si accorge se tra soggetto e fotografo c’è fiducia reciproca o no, se c’è tensione sul set, se esiste un minimo di complicità o se tutto avviene in maniera asettica.

Un ritratto efficace è quindi un evento relazionale, non un’operazione puramente tecnica. Il volto fotografato non è semplicemente “vero” perché appartiene a una persona reale, ma perché trasmette qualcosa che accade tra fotografo e soggetto. In particolare, le micro e le macro espressioni che nascono quando il soggetto abbassa per un attimo le difese davanti all’obiettivo — quelle che spesso rendono uno scatto davvero significativo — restano fuori dalla portata dell’AI non potendo essere simulate in maniera realistica e credibile, perché sono l’effetto di un contesto interpersonale irripetibile. Si pensi per esempio ai grandi ritratti di Yousuf Karsh, Richard Avedon, Platon, Annie Leibovitz, per citare i primi che vengono in mente.

Anche quando il soggetto non è pienamente consapevole di essere fotografato, come avviene per esempio nella street photography, c’è sempre nel fotografo una motivazione con una forte connotazione emotiva oltre che estetica, che lo porta a selezionare quel particolare volto nella moltitudine che si presenta davanti al suo obiettivo. Si pensi per esempio ai grandi capolavori di Henry Cartier Bresson o di Ferdinando Scianna.

L’AI dal canto suo può generare volti perfettamente simmetrici, espressioni emotivamente coerenti, dettagli anatomici plausibili, ma tutto ciò è il risultato di una sintesi probabilistica, non di una storia, di una relazione o di un’interazione. Il volto generato non ha provato imbarazzo, gioia, né tensione emotiva: ne simula la superficie, ma non ne veicola l’origine. Può servire come rappresentazione ma non racconta niente di significativo, di coinvolgente, qualcosa che stimoli l’approfondimento e la maggiore conoscenza del soggetto ritratto.

Questo vale anche nella fotografia naturalistica, dove spesso il fotografo attende ore per osservare un comportamento animale spontaneo, stabilendo una relazione ecologica con l’ambiente, o nella fotografia di paesaggio e nel reportage dove la connessione con il luogo — il tempo trascorso, la luce osservata, le condizioni atmosferiche vissute — e con le persone che ci abitano producono una conoscenza che si riflette nelle scelte tecniche e di composizione dello scatto.

La fotografia, in questo senso, è la registrazione di una relazione con il mondo, non solo la rappresentazione di ciò che nel mondo appare. E questa evidenza traspare anche quando gli scatti sono stati acquisiti in condizioni ambientali difficili e con attrezzature non del tutto adeguate alle circostanze.

 5. Convivere, non competere

L’AI generativa non è perciò un sostituto totale ma un’estensione possibile: può essere usata per pre-visualizzare set, testare schemi di luce, simulare composizioni, etc. Laddove l’obiettivo sia documentare, testimoniare o interagire con il reale, la fotografia resta però insostituibile. È in questo scarto che risiede il valore specifico del fotografare oggi: non per ciò che mostra, ma per ciò che implica. La fotografia quindi sopravvive all’AI non per nostalgia o resistenza culturale, ma perché svolge funzioni che nessuna immagine sintetica può replicare: documentare il reale, tradurre la complessità della luce fisica, incarnare un’esperienza creativa situata.

In un futuro prossimo in cui la produzione visiva sarà sempre più ibrida, lo scatto reale potrà persino acquisire un valore maggiore: non come tecnologia, ma come testimonianza tangibile che il mondo esiste con tutti i suoi abitanti, e che c’è stato qualcuno lì per vederlo e fissarlo in un’immagine.
Ed è proprio con questo spirito che abbiamo selezionato alcune immagini che testimoniano di volta in volta, sguardi, paesaggi, situazioni di cui siamo stati testimoni e che vogliamo condividere con chi ci segue.

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